Tutti assolti a Rignano
Tutti assolti. Ieri pomeriggio il tribunale di Tivoli ha assolto con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) le tre maestre, la bidella e l’autore televisivo che sei anni fa vennero indagati nell’ambito del processo sui presunti abusi sessuali compiuti su ventuno bambini della scuola materna Olga Rovere, a Rignano Flaminio. La sentenza, di per sé, è una notizia clamorosa soltanto per quegli osservatori (e quei cronisti) che dal 2007 a oggi hanno seguito il caso.
16 AGO 20

Tutti assolti. Ieri pomeriggio il tribunale di Tivoli ha assolto con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) le tre maestre, la bidella e l’autore televisivo che sei anni fa vennero indagati nell’ambito del processo sui presunti abusi sessuali compiuti su ventuno bambini della scuola materna Olga Rovere, a Rignano Flaminio. La sentenza, di per sé, è una notizia clamorosa soltanto per quegli osservatori (e quei cronisti) che dal 2007 a oggi hanno seguito il caso di Rignano perdendo tempo a scopiazzare le carte dell’accusa e a raccontare il “paese degli orchi” e la “scuola dei mostri” dimenticandosi di verificare puntualmente una questione elementare: se in un processo non ci sono prove gli imputati, molto semplicemente, non possono essere condannati.
A Rignano, e chi ha seguito le cronache di quei giorni su questo giornale lo sa, che l’inchiesta sulla pedofilia fosse diventata una caccia alle streghe risultò chiaro dal giorno in cui gli indagati, dopo essere stati sbattuti per due settimane nel carcere di Rebibbia, vennero fatti uscire di prigione in seguito a una sentenza (clamorosa) del tribunale del riesame di Roma che distrusse l’impianto accusatorio in quanto privo di “seri e robusti elementi di riscontro”. Era il 10 maggio del 2007 e cinque anni dopo quella scarcerazione i pm hanno continuato a sostenere l’accusa contro “gli orchi” senza riuscire a trovare una sola prova in più che fosse diversa dal semplice e confuso racconto di alcuni bambini. Certo: dal loro punto di vista hanno ragione gli avvocati dei cinque imputati assolti a dire che “non è incredibile la sentenza di oggi ma è incredibile che in un paese civile ci vogliano sei anni per accertare l’innocenza degli imputati”. Ma dall’altra parte, per provare a essere un po’ ottimisti: chissà che anche grazie alla clamorosa caccia alle streghe smascherata ieri dal tribunale di Tivoli la famosa presunzione di innocenza, da oggi in poi, non cominci a essere un’espressione conosciuta non più solo da pochi e raffinitissimi giuristi.